Questo è il caso di Roberto Gervaso - giornalista (storica firma de Il Messaggero), storico e scrittore tra i più importanti del Novecento - a lasciare un segno indelebile è stata la sua penna.
Ieri, lunedì 12 Ottobre, sono stata ospite all’anteprima del documentario “Roberto Gervaso, come si diventa un intellettuale italiano”, di Giovanni Filippetto che andrà in onda su Rai1 Domenica 18 Ottobre. L’evento si è svolto nella sala Koch di Palazzo Madama del Senato della Repubblica con il saluto istituzionale del senatore Maurizio Gasparri. L’incontro si è aperto con un aforisma tipicamente gervasiano: “La storia è piena di uomini indispensabili che sono stati sostituiti benissimo”. Già questo basta a far comprendere il tipo di spirito e intelletto apparteneva a Roberto.
Il pensiero che forse più di tutti racconta il personaggio è quello di uno dei suoi più cari amici ed estimatori, Fedele Confalonieri: “sapeva mettersi sulla lunghezza giusta con tutti”. Gi aneddoti e le storie raccontate nel documentario, prendono vita nell’intimità di casa.
La moglie Vittoria viene descritta come la grande donna che sta dietro un grande uomo. E conoscendola personalmente, non posso che darne assoluta conferma. Tante sono state le testimonianze tra colleghi, personaggi del cinema, editori, politici ed imprenditori. Fra questi: Enrico Vanzina, Nicola Porro, Bruno Vespa (che lo descrive come “semplice, acuto e incalzante”), Enrico Mentana, Fedele Confalonieri e molti altri.
La figlia Veronica, ha affermato che “è stato un atto corale”, manifestando la propria riconoscenza al Senatore Maurizio Gasparri che, grazie all’attenzione volta alle iniziative culturali, ha permesso la realizzazione del progetto. Stesso attestato di gratitudine è stato rivolto agli addetti ai lavori: regista e produttori del documentario, oltre a tutti i testimoni di ciò che la figura del padre ha rappresentato per la nostra comunità.
Fra i tanti lavori svolti tra cui biografie, ritratti, e aforismi, si può annoverare una stesura a quattro mani con il grandissimo giornalista e scrittore Indro Montanelli: “La Storia d’Italia”. Un'opera che in 6 volumi racconta la storia del nostro paese. I due hanno avuto un rapporto non solo lavorativo, ma anche di profonda amicizia.
Ho conosciuto personalmente Roberto e la moglie Vittoria Gervaso, in occasione del riconoscimento accordatogli dal Premio Mediterraneo per la Cultura, che per l’occasione fu ospitato a Catania nella casa dell’allora Prefetto S.E. dott.ssa Francesca Cannizzo (cosa molto inusuale, perché la bellissima Villa Letizia difficilmente veniva aperta per eventi pubblici). In quella edizione Italia e Spagna si sono incontrate grazie al progetto di cooperazione tra la Fondazione Premio Mediterraneo per la Cultura e l’Università di Salamanca. Le figure più rilevanti di quella edizione furono: la Prof.ssa Sarah Zappulla Muscarà, Vicente Gonzàlez Martin, Giordano Bruno Guerri, Annamaria Bernardini De Pace, Alain Elkann e proprio il nostro caro Roberto Gervaso.
Un progetto che venne promosso e curato in prima persona da me e mio marito Salvatore Costanzo, con la nostra azienda, l’Archigen. Da sempre, infatti, portiamo avanti con convinzione che un’azienda per definirsi tale, a prescindere dal settore in cui opera, deve dedicare risorse alla cultura e al sociale.







